VISIONI/TAGLIO BASSO11/04/2003
Dribbling Shaolin con Tommasi
Da ieri nelle sale, «Shaolin Soccer», campione d'incassi asiatico, un cult a metà tra cartoni animati e arti marziali, doppiato con le voci di calciatori della Roma e della Lazio
Da ieri nelle sale, «Shaolin Soccer», campione d'incassi asiatico, un cult a metà tra cartoni animati e arti marziali, doppiato con le voci di calciatori della Roma e della Lazio
Questo articolo ha circa 23 anniEdizione del 12 aprile 2003Edizione 12.04.2003
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FLAVIANO DE LUCA
Prendete schegge da la Tigre e il Dragone e una puntata di Holly e Benji, frullate il tutto con le voci di alcuni calciatori di serie A, battute dialettali a profusione, in uno scenario da J League e avrete...Shaolin Soccer, film di straculto del mercato asiatico, pensato e realizzato prima dei Mondiali di calcio di Corea e Giappone 2002, successo miliardario in Cina (e buona tenuta anche in Francia) e capostipite di tutta una serie di prodotti contigui che vanno dai videogames ai siti Internet, dai tornei amatoriali ai Dvd arricchiti. Nel nostro paese il film, una coproduzione Hong Kong/Usa, distribuito dalla Buena Vista, è uscito solo ieri perdendo così tutto l'effetto di vetrina e novità della pedata made in Asia andandosi ad aggiungere a una serie di pellicole sul calcio, abbastanza parodistiche, da Paulo Roberto Cotechino centravanti di sfondamento (1983) allo svedese Fimpen il goleador (1974), alle quali va forse accomunato. La versione italiana è stata ideata per un pubblico teenager chiedendo a tre campioni della Roma (Marco Delvecchio, Vincent Candela e Damiano Tommasi ) e della Lazio (Sinisa Mihajlovic, Giuseppe Pancaro e Angelo Peruzzi) di doppiare le voci (col loro compenso devoluto in beneficenza) dei sei ex monaci Shaolin che mettono la loro esperienza sul rettangolo di gioco inventando il calcio kung fu (tutti e sei indossano la divisa arancione resa famosa da Bruce Lee in L'ultimo combattimento di Chen e il portiere lo cita apertamente, indossando anche gli occhiali spessi del famoso attore di arti marziali). In verità il sestetto è abbastanza scalcagnato e fuori forma, tuttavia si allena duramente con colpi assolutamente mai visti sui prati degli stadi quali camicia di ferro, piede a uncino, testa d'acciaio e soprattuto fortifica l'aspetto psicologico, senza aver mai sentito parlare di HH o Arrigo Sacchi. L'allenatore, qui, è un ex giocatore che ha sbagliato un rigore decisivo per una combine ed è stato picchiato e storpiato dal pubblico inferocito. Ma anche Fang recupererà l'indomito spirito e la sua antica filosofia di vita.
Nei panni del protagonista Sing è Stephen Chow, divo cinese popolarissimo, attore e campione di arti marziali, apparso in decine di film, che mostra tutto il suo repertorio di fantasiose figure calcistiche. Purtroppo le scelte del doppiaggio (dove tutti parlano con forti inflessioni dialettali, dal toscano al napoletano, dal romano al veneto) penalizzano pesantemente questo blockbuster asiatico e pure i calciatori professionisti hanno scarsa dimestichezza con la recitazione (e le loro voci non sono immediatamente riconoscibili a una platea media), con un risultato finale davvero insipido e caotico (anche se strappa diverse risatein sala). Nei momenti salienti salti, tiri, capriole e fantasticherie assortite vengono ad arricchire la trama dove c'è pure Mei (Vicki Zhao), la cuoca del convento Shaolin, diventata una friggitrice di «pani dolci», pronta a trasformarsi in un estremo difensore imbattibile (e così si strizza anche l'occhio al calcio femminile).
Naturalmente c'è anche un cattivo, chiamato Hung O' Fetentone (Patrick Tse Yin), corruttore di giudici e naturalmente presidente della squadra rivale e della federazione (tutto il mondo è paese). I bolidi e le parate sono davvero curiosi, con un pallone che si trasforma in una biglia di fuoco bruciando prato e indumenti dei giocatori, con calci dati a sei metri d'altezza o con una serie di pose plastiche, che discendono direttamente dai manga giapponesi, massima fonte d'ispirazione per la vicenda.
Nei panni del protagonista Sing è Stephen Chow, divo cinese popolarissimo, attore e campione di arti marziali, apparso in decine di film, che mostra tutto il suo repertorio di fantasiose figure calcistiche. Purtroppo le scelte del doppiaggio (dove tutti parlano con forti inflessioni dialettali, dal toscano al napoletano, dal romano al veneto) penalizzano pesantemente questo blockbuster asiatico e pure i calciatori professionisti hanno scarsa dimestichezza con la recitazione (e le loro voci non sono immediatamente riconoscibili a una platea media), con un risultato finale davvero insipido e caotico (anche se strappa diverse risatein sala). Nei momenti salienti salti, tiri, capriole e fantasticherie assortite vengono ad arricchire la trama dove c'è pure Mei (Vicki Zhao), la cuoca del convento Shaolin, diventata una friggitrice di «pani dolci», pronta a trasformarsi in un estremo difensore imbattibile (e così si strizza anche l'occhio al calcio femminile).
Naturalmente c'è anche un cattivo, chiamato Hung O' Fetentone (Patrick Tse Yin), corruttore di giudici e naturalmente presidente della squadra rivale e della federazione (tutto il mondo è paese). I bolidi e le parate sono davvero curiosi, con un pallone che si trasforma in una biglia di fuoco bruciando prato e indumenti dei giocatori, con calci dati a sei metri d'altezza o con una serie di pose plastiche, che discendono direttamente dai manga giapponesi, massima fonte d'ispirazione per la vicenda.