«È imprescindibile ricordare che si può essere contro un regime odioso e allo stesso tempo contro un intervento militare ingiustificato, pericoloso e fuori dalla legalità internazionale». Con queste parole il primo ministro Pedro Sánchez ha spiegato perché la Spagna ha deciso che le basi militari gestite congiuntamente con gli Stati Uniti non possano essere usate per gli attacchi in Iran.
La risposta
La reazione degli Usa è stata immediata: una quindicina di aerei da guerra americani ha lasciato le basi militari di Rota e Morón, nel Sud della Spagna. Già il leader spagnolo era andato in rotta di collisione con Donald Trump quando aveva preso le distanze dall'imposizione di aumentare la spesa per la Nato al 5 per cento. Inoltre, tra i Paesi europei, la Spagna è quello che ha condannato con più forza (e anche con più consenso tra i cittadini) la dura azione militare di Israele nella Striscia di Gaza, che ha causato oltre 70mila vittime, in risposta all'attentato di Hamas del 7 ottobre.
La condanna di Madrid
Scrive il quotidiano spagnolo El Diario: «La Spagna è l'unico paese dell'UE ad aver dichiarato chiaramente il proprio sostegno al diritto internazionale e alla Carta delle Nazioni Unite. In contrasto con la tiepida risposta dell'Unione Europea, che non ha menzionato i bombardamenti statunitensi e israeliani nelle sue dichiarazioni, e con gli appelli alla guerra ripresi da paesi come Germania e Francia, il primo ministro Pedro Sánchez ha descritto l'attacco statunitense e israeliano come "una violazione del diritto internazionale". Ha inoltre condannato "la brutalità del regime iraniano nei confronti della sua popolazione" e negato l'autorizzazione all'utilizzo di basi statunitensi sul territorio spagnolo per l'operazione di bombardamento contro l'Iran».
Una parte degli aerei americani che erano nelle basi in Spagna sono stati riposizionati a Ramstein, in Germania. Il ministro della Difesa Margarita Robles ha spiegato che gli aerei, principalmente cisterne per il rifornimento in volo tra cui il Boeing KC-135 "Stratotanker", «erano di stanza in modo permanente in Spagna».
La ricostruzione
Una ricostruzione di El Pais cita in forma anonima un membro dell'esecutivo spagnolo a proposito del rapporto complicato con gli Stati Uniti: «Dove sta scritto che dobbiamo stare al loro fianco anche se commettono errori? Stanno commettendo errori. Molte persone la pensano come noi in tutta Europa, e anche negli Stati Uniti. Questa guerra non ha senso e non ha lo scopo di portare la democrazia in Iran. Stiamo parlando di un politico come Trump, disperato, a rischio di una grave battuta d'arresto alle elezioni di medio termine, che ha appena subito il colpo dei dazi e che potrebbe trascinare il mondo con sé».
Il primo ministro spagnolo comunque ha anche criticato la risposta iraniana: «Nelle ultime ore l'Iran ha attaccato Arabia Saudita, Bahrein, Qatar, Cipro, Emirati Arabi Uniti, Iraq, Israele, Giordania, Kuwait e Oman. Condanniamo fermamente tutti gli attacchi illegali e indiscriminati contro i paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo e altri paesi della regione. Condanniamo inoltre il lancio di missili da parte di Hezbollah e l'attacco di Israele al Libano. La violenza genera solo altra violenza. Le bombe colpiscono obiettivi militari, ma colpiscono anche strade, aeroporti, scuole e le case di civili innocenti. È necessario interrompere immediatamente questa spirale e tornare al quadro della diplomazia e del dialogo».