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Raccolta di appunti redatti sbobinando le lezioni del Prof. Sessa comprensivi di tutti gli argomenti teorici richiesti per l'esame. Gli appunti coprono la seconda parte del corso Indice: Analisi continuo tridimensionale Analisi deformazione Analisi tensione Equazioni indefinite dell'equilibrio Componenti principali della tensione Cerchio di Mohr Legge di Hooke generalizzata Criteri di resistenza Problema di DSV Geometria delle Aree Flessione Composta, Retta e Deviata Sforzo normale centrato
Tipologia: Dispense
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Parliamo di campo di spostamenti , che è una funzione vettoriale di una variabile vettoriale. Ciò significa che se io prendessi un qualsiasi punto del corpo nella configurazione C , otterrei un altro vettore spostamento, ovvero un punto analogo, nella configurazione C'. Questo tipo di funzione deve essere biettiva , ovvero deve avere due caratteristiche:
Finora se prendo un intorno del punto P , posso rappresentare questo campo di spostamenti all'interno dell'intorno come linearizzazione tra il punto P e il punto Q. Esiste un particolare procedimento in algebra che mi permette di rappresentare le matrici quadrate mediante la somma di una matrice simmetrica e una matrice emisimmetrica. La matrice F = E + Ω E è la matrice simmetrica (sym) Ω è la matrice emisimmetrica (-sym) Le formule per calcolarle sono le seguenti: La matrice simmetrica E ha i termini fuori diagonale uguali, quella emisimmetrica Ω ha la diagonale nulla e i termini fuori diagonale opposti. Anche la matrice di rotazione è emisimmetrica, poiché avendo gli zeri lungo la diagonale ci consente di trasformarla in un prodotto vettoriale. La matrice Ω rappresenta quindi la rotazione rigida dell'intorno del punto P. La matrice E si chiama matrice della deformazione pura o tensore della deformazione. La matrice di deformazione ha delle componenti che assumono dei nomi convenzionali ε e γ. I termini fuori diagonale gamma γ, sono simmetrici, ma per convenzione vanno indicati con i pedici relativi a riga e colonna.
descrivere la maniera in cui si va a deformare l’intorno, ed è associato loro un preciso senso fisico.
ripete identico per le altre. Mi posiziono su un piano XY, con origine proprio nel punto P , e prendo un’altro punto A appartenente all’intorno. Chiamiamo la distanza PA, e la poniamo proprio uguale a. Per effetto dello stato deformativo, i due punti si spostano, e se prendo lo spostamento di P sono in grado di determinare le nuove posizioni di P e di A. P si sposta in P’ e consideriamo solo la componente orizzontale dello spostamento , che possiamo scrivere anche come.
Nel caso della vediamo come si dilata una fibra, nel caso della vediamo come cambiano direzione mutua le fibre; quindi se volessi andare a rappresentare le tre su un cubetto: Per quanto riguarda la graficamente è più complessa da rappresentare: Lo spostamento del punto Q è uguale allo spostamento del punto P, centro dell’intorno, più la matrice di rotazione che moltiplica , più la matrice di deformazione E , che moltiplica. Posso dunque decomporre il mio atto di moto in tre diversi contributi, la traslazione , la rotazione rigida e la deformazione pura E. Ci sono tre moti deformativi che ci permettono di andare a descrivere come si comporta l’intorno di un punto. COEFFICIENTE DI DILATAZIONE CUBICA Considerato sempre un cubo rappresentativo dell’intorno di P , il coefficiente di dilatazione cubica ci da informazioni su cosa succede al volume. Diciamo che il volume iniziale è uguale al prodotto delle tre dimensioni Immagino una deformazione del cubo, le lunghezze diventano , e. Il mio volume finale sarà . Posso calcolare il volume in questo modo
perché posso assimilarlo ad un parallelepipedo, per cui se ci sono spostamenti infinitesimi posso anche trascurare le , ovvero il fatto che i lati possano essersi leggermente deformati. Se andiamo a sviluppare quindi questo prodotto otteniamo: Se gli spostamenti sono grandezze infinitesime lo saranno anche le loro derivate, ci troviamo in un regime di piccoli spostamenti e piccole deformazioni , che è proprio la proprietà che ci permette di linearizzare e fare varie approssimazioni. In quest’equazione ho dei termini di primo grado, e dei termini che sono il prodotto di due o tre deformazioni, che rappresentano infinitesimi di ordine superiore e li posso trascurare nel calcolo. Se calcoliamo l’aumento percentuale di volume, la cosiddetta dilatazione cubica abbiamo: Se svolgiamo il prodotto troviamo che la dilatazione cubica è esattamente la somma delle tre. Somma che possiamo anche scrivere come traccia della matrice E , la traccia di una matrice è la somma dei tre elementi sulla diagonale, la dilatazione cubica quindi è la traccia della matrice di deformazione. Applicazione pratica Per meglio comprendere il senso fisico delle componenti della deformazione infinitesima, si consideri un corpo rettangolare di lunghezza l = 30 ed altezza h = 6; A questo corpo associo un campo di spostamento , definito nel piano xy con ed , e che ha questa forma: Tra gli esercizi per l’esame può capitare un esercizio del genere in cui è dato un campo di spostamenti ed è richiesto trovare la matrice della deformazione associata al campo o la matrice di rotazione. In questo caso per analizzare la deformazione si operano le derivate. Il valore dei coefficienti dipende dalla geometria, dalle condizioni di vincolo, dai carichi applicati. A titolo d’esempio assumiamo i seguenti valori: Una volta assegnati i coefficienti è p o s s i b i l e d i s e g n a r e l a configurazione deformata su matlab. Si consideri l’intorno del punto di coordinate (29.75, -2.75) che può
Vf = d xdydz ( 1 + εx + εy + εz + εxεy + εyεz + εzεx + εxεyεz ) Vf = d xdydz ( 1 + εx + εy + εz ) εv = vf − v 0 vo = εx + εy + εz ε
NB: attenzione a non confondere i deformativi con il coseno direttore del versore che non ha pedice Se io prendo queste componenti e voglio scomporle a loro volta, la componente allineata lungo sarà , viceversa la componente ortogonale la possiamo chiamare. La possibilità di scomporre la deformazione del punto Q in un aliquota normale e una di scorrimento ci dice che qualunque direzione consideriamo, possiamo applicare lo stesso ragionamento fatto sulle direzioni XYZ in cui c’è una parte della deformazione che rappresenta la dilatazione e una parte che rappresenta lo scorrimento, il cambio di giacitura tra fibre non parallele. Queste componenti di deformazione cambiano a seconda della direzione di. È possibile trovare una o più direzioni tali che la componente , ovvero ci sia esclusivamente una dilatazione , attraverso un problema di autovalori e autovettori. Se voglio che la sia orientata lungo il vettore , posso trattarla come uno scalare. Il prodotto tra la matrice E ed un versore per il momento incognito, è uguale alla norma di moltiplicato sempre per.
non dimentichiamo che questa sottrazione non la posso fare, perché è una matrice ed è uno scalare. Per poter effettuare l’operazione bisogna introdurre la matrice identità
Scriviamo ora l’operazione per componenti, e dovrebbe essere anche più chiara la formula, prendendo ad esempio una riga della matrice vista prima , le altre righe seguono lo stesso principio. Se voglio annullare l’equazione , devo risolvere un sistema di equazioni omogeneo, perché non compaiono termini noti. Questo tipo di sistemi ammette solo due soluzioni, quella banale dove le incognite , e sono nulle, è una soluzione che però non ci è utile perché è un versore è ha una norma > 0. Per trovare soluzioni non banali di un sistema di equazioni omogeneo(come quando abbiamo ricavato le soluzioni autoequilibrante dei sistemi ipersatatici) devo verificare che la matrice associata al sistema abbia determinante nullo
Questa è la matrice di cui devo annullare il determinate, utilizzando il teorema di Rouché-Capelli. Ciò che viene fuori è un equazione di terzo grado nella , e cioè Risolvere quest’equazione è molto complesso ma è importante stabilire chi sono questi termini , e che sono detti invarianti. è la traccia della matrice E è il determinante della matrice E || || Le soluzioni a questa equazione differenziale consistono in 3 valori di , che possiamo chiamare , e e vengono dette deformazioni principali o valori principali della deformazione.
εn n
εn n
ε εn n n εn
En − εnn = 0 n E εn ( E − εnI ) n = 0
E − εnI
1 2
1 2
1
1
1
1
Nell’equazione degli autovettori abbiamo calcolato ma ci manca ancora la. Vado a risolvere il sistema in cui moltiplico E per il vettore , associato di volta in volta a ciascuna delle tre , e lo pongo uguale ad :
calcolare. Anche è composto da tre componenti per cui il sistema ammette infinite soluzioni, essendo che identifica una direzione per cui ho infiniti vettori associati con una direzione. Per poter ottenere una sola soluzione devo aggiungere questa condizione: Questa seconda condizione è detta condizione di normalizzazione , cioè non cerco un vettore qualsiasi ma proprio il versore di quella direzione. È possibile dimostrare che, se calcolo i versori , ed associati alle tre principali, sono tra di loro ortogonali, e che quindi costituiscono una base ortonormale nel continuo tridimensionale della deformazione. , ed sono una base che è composta dalle tre direzioni principali della deformazione. Se scrivo il tensore E in questa base allora la matrice associata diventa una matrice diagonale: Lo scopo è proprio quello di trovare un sistema di riferimento per diagonalizzare il tensore della deformazione. Esempi di grafici della deformazione Utilizzando la stessa matrice e quindi la stessa deformazione, ma utilizzando direzioni differenti ottengo deformate di forme differenti. Nel secondo caso le direzioni associate ai lati del provino non sono rimaste ortogonali tra loro, ciò significa che non sono direzioni principali, ovvero le direzioni che dopo la deformazione restano tra loro ortogonali. In questo caso le direzioni principali sono proprio la X e la Y, gli assi del grafico. CRITERI DI RESISTENZA Molti criteri di resistenza sono definiti in base alle direzioni principali. Consideriamo che su un continuo tridimensionale, caricato con più forze, riesco ad individuare il punto più sollecitato, rappresentato da un cubetto. Devo verificare se questo cubo si rompe o meno, ciò che mi dice se ciò succede o meno è detto criterio di resistenza. Tutti i criteri di resistenza che useremo sono definiti nello spazio delle direzioni principali. Inoltre quando andiamo a realizzare modelli di calcolo, ad esempio di una palazzina in muratura, utilizzeremo tanti elementi finiti che funzionano come delle “mattonelle”. Per poter definire il
ni
εi ε 1 ε 2 ε 3
Possibili Esercizi Consideriamo un tensore della deformazione assegnato
1 2 1 2
3 2
4 2 4 2
11 2
3 2
a , ovvero Dopodiché, risolta l’equazione facciamo
Prendiamo in considerazione questa figura attraverso la quale passa un piano, che vado ad identificare attraverso una normale. Il piano interseca la figura lungo una superficie, che ci permette di spezzare il corpo in due parti e. Avrò anche le azioni che le due superfici si scambiavano. Dato che non è nostro interesse studiare l’intero taglio, vado ad identificare soltanto una porzione di questa superficie, che chiamo , cioè un area che si trova intorno ad un punto P. Per descrivere tutte le forze interne che le due superfici si scambiavano posso utilizzare dei descrittori statici , ovvero il vettore risultante dalla somma degli altri ed il vettore momento risultante. Se svolgo l’operazione di limite sull’intorno sostanzialmente restringo il campo d’interesse al punto e nella regione di continuo immediatamente circostante. Cauchy introduce delle ipotesi di modello (vogliamo introdurre modelli matematici della realtà) che comporta due postulati:
n
Δ An → 0
Δ An → 0
Posso semplificare le e posso dire che = - ovvero che le due forze sono uguali e opposte Questo risultato che sembra banale, in realtà ci permette di utilizzare la tensione di Cauchy per capire cosa accade nell’intorno di un punto dal punto di vista statico, esattamente come abbiamo visto dal punto di vista cinematico per la deformazione. Se prendo una superficie generica , il vettore ha componenti. Quando abbiamo introdotto la formula di Cauchy per la deformazione abbiamo visto come lo spostamento di un punto può essere decomposto in due termini, uno longitudinale alla fibra chiamato e uno trasversale chiamato. Analogamente possiamo fare lo stesso anche per la tensione: se prendo una superficie che ha normale e abbiamo un vettore tensione. Possiamo prendere una componente allineata lungo il versore e una trasversale. La componente di tensione normale alla superficie di riferimento la chiamo , mentre la componente trasversale è chiamata. Entrambe queste componenti sono delle forze per unità di superficie, e per calcolarle ho bisogno delle componenti del vettore , che già abbiamo espresso, e le componenti del versore che possiamo indicare come. La componente è la proiezione di su , per proiettare un vettore su un altro ho bisogno di fare un prodotto scalare. Questa è la norma di , se voglio proprio il vettore devo moltiplicare di nuovo la norma per : (stavolta questa è un operazione di uno scalare per un vettore). Operativamente partiamo dal prodotto scalare:. Se moltiplico questa norma nuovamente per il versore ottengo proprio. La la si calcola come differenza tra = - ed è anch’essa un vettore. Proviamo a specializzare questo discorso in modo da applicarlo alle facce del nostro cubo, ovvero quelle ortogonali agli assi. Cominciamo con una faccia la cui normale uscente è , scompongo il vettore tensione in una componente normale che chiameremo proprio. La componente può essere a sua volta divisa in altre due componenti, una verticale, che è sempre una tensione tangenziale , di normale ma anche orientata verticalmente (lungo l’asse ) che chiameremo quindi. Per lo stesso ragionamento l’altra componente orizzontale, è una tensione tangenziale sulla faccia di normale ,
ragionamento per tutte e sei le facce.
− n
n
n
σn τn
n
precedentemente però abbiamo indicato , estendendo questo ragionamento alle altre facce avremo: Divido tutti i termini per : Siccome ci riferiamo sempre ad elementi infinitesimi del continuo tridimensionale, immaginiamo di fare il limite per , ovvero consideriamo che il volume del nostro tetraedro sia infinitamente piccolo. Si riducono contemporaneamente sia la che le varie. Il limiti di questi tre rapporti sono proprio i coseni direttori di , posso andare a moltiplicare quindi i vettori per :. Questa equazione la posso anche scrivere come prodotto righe per colonne del tensore T per : ovvero posso scrivere che. Questa è la formula di Caucy per la tensione che è analoga a quella per la deformazione. Esempi di Esercizi
Innanzitutto rappresentiamo le componenti di tensione, abbiamo il primo termine -3 che rappresenta la. Siccome c’è il segno meno sarà contraria all’asse nella parte frontale e concorde con l’asse sul retro. Poi abbiamo che vale 9 e ha la normale uscente concorde con l’asse sul fronte e discorde sul retro. (se le forze di sinistra sono entranti o uscenti dal cubo anche le forze di destra saranno rispettivamente entranti o uscenti, ad esempio se c’è una forza di compressione da un lato, anche l’altra sarà di compressione ecc.) Abbiamo poi con valore -3 e si ripete lo stesso ragionamento di. Infine abbiamo una sola che è la che agisce sulla faccia di normale x, lungo y. Agisce per simmetria anche sulla faccia di normale y, lungo x. (Sulle due facce contigue le due frecce della vanno sempre l’una contro l’altra) Dopodiché, abbiamo il versore con componenti , dobbiamo c a l c o l a r e. Per trovare la componente tangenziale Questa è la norma di perché il vettore va poi ancora moltiplicato per : La Di questo genere di esercizi c’è una variante, perché si può anche chiedere il contrario, ovvero si calcoli la giacitura associata ad un certo. Dobbiamo fare l’esatto inverso di prima, ovvero se la formula ci Cauchy ci dice che dobbiamo invertire questo rapporto. S i c c o m e i n v e r t i re u n a matrice 3x3 è complicato è più facile fare ancora una volta un prodotto righe per colonne.
T
σn
σn n ̂−0,
τ = tn − σn