nonmipiaci's profile picture

nonmipiaci

Verified
Options
Benedetta Sabene
Author
Esteri e conflitti. Ti racconto il mondo ogni giorno. Ho scritto “Ucraina, controstoria del conflitto”. Iscriviti alla
... 
more
Photo by Benedetta Sabene on May 28, 2025.
Pinned post icon

Da oggi su Substack è disponibile la mia newsletter di politica internazionale: “L’insalata geopolitica”! 🥗🌏No, non sarà l’ennesima noiosissima newsletter dove scriverò solo io. Qui dentro troverete di tutto: notizie, analisi, interviste, reportage, racconti di viaggi e tante, tantissime voci di studiosi, analisti e giornalisti indipendenti. Insieme a loro, proverò a fare lo slalom tra algoritmi e censure per portarvi notizie, analisi e racconti che possano aiutarvi a capire meglio cosa succede in questo mondo sempre più in fiamme. Ah: È GRATUITA! Iscrivetevi in massa e mandatela agli amici, alle amiche, ai fidanzati, alle mamme, ai papà e ai nonni. Supportate il giornalismo indipendente. Trovate il link in bio! E grazie alla bravissima @sof.bonelli per questo capolavoro di grafica. Non potevo chiedere di meglio! ✨

Photo by Benedetta Sabene on November 24, 2023.
Pinned post icon

So che di solito per lanciare un libro si fanno i conti alla rovescia, poi il grande annuncio, poi di nuovo il conto alla rovescia fino alla data di uscita. Io però non so fare l’influencer e quindi ve lo dico così: ho scritto un libro! Si chiama: “Ucraina, controstoria del conflitto oltre i miti occidentali”. Nelle ultime settimane, il conflitto in Palestina ci ha fatto capire quanto i media influenzino il nostro modo di leggere i conflitti e la nostra percezione degli altri popoli. Ho quindi scelto tre grandi narrazioni sul conflitto russo-ucraino di questi ultimi due anni e le ho decostruite, usando più di seicento fonti (occidentali e ucraine). Quanta responsabilità abbiamo come occidentali nel conflitto? I neonazisti ucraini esistono o sono solo propaganda? L’Ucraina è una democrazia? Ho provato a rispondere mettendo il naso negli archivi di Stato russi e americani, tradotto documenti da lingue improbabili, intervistato attivisti agli arresti domiciliari e tante altre cose. Non troverete un romanzo romantico su eroi e orchi, ma le voci dei giornalisti ucraini, degli attivisti, della comunità LGBTQ+ ucraina e di una parte di popolo troppo spesso ignorata. Lo trovate disponibile da oggi! Ringrazio @meltemieditore che tra l’altro è una delle poche case editrici che si sta occupando di Palestina in queste settimane difficili. Da adesso questo saggio è anche vostro!

Photo by Benedetta Sabene on April 07, 2023.
Pinned post icon

Ho respirato quintali di gas lacrimogeni e urticanti della polizia francese e ho schivato biciclette, bottiglie, sassi e monopattini che volavano da ogni dove. Sono state decine le persone durante il corteo che mi hanno messo le gocce negli occhi, aperto le porte dei cortili, dato una mano, chiesto come stessi: lo hanno fatto con me, che neanche sono francese, ma la solidarietà e l’aiuto della piazza erano rivolte a chiunque. Erano presenti addirittura medici volontari in mezzo alla folla, che ci hanno dato una mano più e più volte, anche durante le cariche della polizia. Ho visto persone di qualunque età partecipare con la stessa intensità al corteo e persino agli scontri: il movimento di protesta francese è agguerrito e non ha intenzione di arretrare. Grazie Parigi 💗 Il servizio che abbiamo girato uscirà sull’app di “Servizio Pubblico” fra qualche giorno!

Photo by Benedetta Sabene on July 28, 2025. May be an image of 1 person and clarinet.
Carousel

Da Spaghetti Festival (Roma) ad Ascoli Piceno per parlare di Gaza, Medio Oriente, Ucraina e mondo in fiamme. Dopo un anno davvero difficile, in cui non ho potuto viaggiare, è troppo bello incontrarvi dal vivo. Ci vediamo in giro!

Photo by Benedetta Sabene on June 24, 2025. May be an image of 2 people and train.
Carousel

Frammenti di Berlino

Photo by Benedetta Sabene on June 22, 2025. May be an image of text that says 'Il problema non è (solo) Trump. Il problema è a politica estera USA SUL MEDIO ORIENTE, REPUBBLICANI E DEMOCRATICI SONO PIÙ SIMILI DI QUANTO SI POSSA PENSARE'.

All’alba degli attacchi USA contro l’Iran, i social sono sommersi di critiche all’amministrazione Trump e si rimpiange quella precedente. Ma se è vero che la sinistra americana è più avanti sui diritti civili, delle donne, delle minoranze e dei migranti, non per questo i democratici sono meno aggressivi dei repubblicani in politica estera. Il nodo centrale è la continuità della strategia americana sul piano internazionale. Ciò che cambia tra repubblicani e democratici sono solo le priorità geopolitiche: i primi puntano al contenimento di Iran e Cina, i secondi su quello della Russia. La linea di Biden sull’Ucraina è stata chiara: nessun accordo con Mosca, sostegno massiccio a Kiev, con l’obiettivo di logorare la Russia e impedire che l’Europa -soprattutto la Germania- si emancipi energeticamente grazie al gas russo. Ed è sotto governi democratici che sono stati condotti attacchi militari aggressivi contrari alle risoluzioni ONU, come in Serbia, Libia e Iraq. Ma se con la Russia la strategia di Trump è diversa dal suo predecessore, in Medio Oriente la linea di Biden non era poi così distante: entrambi hanno escluso concessioni sostanziali all’Iran, mantenuto le sanzioni e sostenuto apertamente Israele. Biden ha continuato a classificare le Guardie Rivoluzionarie come terroristi e nel 2023 ha ribadito che “tutte le opzioni sono sul tavolo” per fermare il programma nucleare iraniano. Compresa quella militare. In definitiva, cambiano i volti, non la logica: la politica estera americana, sia democratica che repubblicana, si fonda sulla difesa delle proprie sfere d’influenza, spesso a costo di fomentare guerre e instabilità di intere regioni per tutelare i propri interessi geopolitici. Trovate il resto dell’articolo nella mia newsletter al link in bio!

Photo by Benedetta Sabene on June 15, 2025.

Il tanto discusso programma nucleare iraniano è molto più controllato da organismi esterni e rispettoso delle procedure internazionali rispetto a quello israeliano. Teheran infatti aveva accettato controlli molto rigidi sul suo programma nucleare, firmando un trattato nel 2015 con (tra gli altri) Stati Uniti, Unione Europea, Russia e Cina. L’Iran si era impegnato a limitare l’arricchimento dell’uranio riducendo drasticamente le sue riserve e permettendo ispezioni molto intrusive dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, in cambio della fine delle sanzioni economiche occidentali contro il paese. Nonostante secondo l’AIEA Teheran stesse aderendo pienamente all’accordo, nel 2018 Donald Trump, su pressione di Israele, ritirò unilateralmente gli USA dal trattato e reimpose sanzioni pesantissime contro l’Iran. Teheran reagì violando progressivamente i limiti previsti dall’accordo, aumentando il livello di arricchimento dell’uranio e riducendo la cooperazione con l’AIEA. Insomma, ciò che non si dice è che gran parte del problema risiede proprio nelle aggressive politiche di contenimento nei confronti di Teheran. In tutto ciò, Tel Aviv non ha mai ufficialmente confermato né smentito di possedere armi nucleari: questa politica, nota come “ambiguità nucleare”, è una forma di deterrenza alternativa. Israele non ha mai firmato il Trattato di Non Proliferazione Nucleare e non è sottoposto ad alcuna ispezione o controllo da parte dell’AIEA. Tutto ciò che sappiamo sul nucleare israeliano lo dobbiamo a Mordechai Vanunu, ex tecnico dell’impianto di Dimona, che nel 1986 rivelò al Sunday Times l’esistenza del programma nucleare segreto di Israele, rompendo il silenzio imposto dalla politica di “ambiguità” ufficiale. Vanunu fu rapito a Roma dal Mossad, stordito e riportato in Israele dentro una grossa valigia. Fu condannato a 18 anni di carcere, di cui 11 in isolamento. Ancora oggi vive sotto restrizioni severe ed è considerato da Amnesty uno prigioniero politico. Insomma: per quanto riguarda Israele, il doppio standard è anche nucleare.

Photo by Benedetta Sabene on June 12, 2025.

Nelle ultime settimane, Los Angeles è diventata l’epicentro dello scontro tra l’amministrazione Trump e le comunità migranti. Dopo mesi di minacce e piani annunciati, il governo federale ha dato il via a una serie di raid massicci contro gli immigrati nella città, culminati l’8 giugno con un blitz al parcheggio di Home Depot nel quartiere di Paramount, abitato in gran parte da lavoratori latinoamericani. L’intervento, condotto da agenti in tenuta antisommossa, ha scatenato il panico e dato il via a un’ondata di proteste cittadine. La risposta della Casa Bianca è stata durissima. Il presidente Trump ha definito i manifestanti “animali” e “agenti stranieri”, giustificando l’uso dell’esercito per sedare le rivolte e promettendo di “liberare” Los Angeles con coprifuoco e pattugliamenti. Un linguaggio e un approccio che ricalcano i toni e i metodi di una vera e propria guerra civile. La resistenza di Los Angeles ha però radici profonde. Ex territorio messicano, la città è caratterizzata da un’identità marcatamente multiculturale: oggi oltre un terzo della sua popolazione è composta da immigrati, che costituiscono il 40% della forza lavoro nei settori chiave dell’economia. Gli “Angelenos” provengono da ogni parte del mondo: dal Messico alla Cina, dalle Filippine alla Russia. Negli anni, la città ha adottato politiche attive di protezione per queste comunità, fino a proclamarsi nel 2023 “Sanctuary City”, rifiutando di collaborare con le autorità federali nelle operazioni di deportazione. Questo patrimonio culturale e umano rende Los Angeles un simbolo dell’America inclusiva e progressista che si oppone frontalmente alla visione securitaria e identitaria dell’amministrazione Trump. Lo scontro in atto, dunque, va ben oltre la questione migratoria: è uno scontro tra due idee di Paese, e Los Angeles si prepara a combattere per difendere la propria. Per chi vuole approfondire, ho scritto un lungo articolo nella mia newsletter. Link in bio!

Photo by Benedetta Sabene on May 30, 2025.

La vocina flebile e terrorizzata della piccola Hind Rajab che chiedeva aiuto al telefono con un’operatrice prima di essere massacrata da un carro armato dell’IDF ha fatto il giro del mondo. Ma non è bastata a far sì che politica e istituzioni prendessero immediate misure per proteggere la popolazione civile dalla pulizia etnica e dall’occupazione militare, così come non sono bastati gli oltre 60,000 palestinesi uccisi e gli attacchi ad ambulanze, scuole, ospedali. Oggi però il mondo intellettuale e politico sembra starsi accorgendo improvvisamente di Gaza: tra prese di posizione nette, da Nanni Moretti al cancelliere tedesco Merz, fino alla discussione sulla revoca degli accordi di cooperazione tra UE e Israele. Ma cosa c’è davvero dietro questo improvviso cambio di rotta? Ciò che sta avvenendo è, da una parte, la risposta a una sempre più pressante insofferenza dell’opinione pubblica sui crimini di guerra israeliani, sul silenzio di stampa e mondo intellettuale e sull’inazione dei governi, considerati conniventi col massacro. Dall’altra, a dare il via a un pressing sempre maggiore sul governo israeliano è l’insofferenza degli Stati Uniti di Trump verso Tel Aviv. Infatti, le politiche del governo israeliano rischiano di compromettere l’egemonia statunitense in Medio Oriente e sono sull’orlo di far deflagrare un conflitto più ampio. I paesi alleati degli Stati Uniti nell’area rischiano di dover far fronte a una crisi di profughi senza precedenti, a una guerra diretta con l’Iran -con cui stanno cercando faticosamente di normalizzare i rapporti- e a un’opinione pubblica sempre più radicalizzata. Netanyahu è un alleato che gli USA non riescono più a controllare, e per questo la Casa Bianca può fare solo due cose: o pressarlo, o isolarlo. Insomma, sembriamo trovarci di fronte più a un riallineamento geopolitico piuttosto che a un genuino e improvviso risveglio delle coscienze. Ne parlo approfonditamente nella mia newsletter, la trovate al link in bio.

Photo by La Redazione | Via Carlo Emanuele I, 26 in La Redazione with @nonmipiaci, and @youdonthatemondays_.

You Don’t Hate Mondays - Un podcast sul capitalismo | Lunedi 7 aprile - 19:00 Lunedi 7 aprile ospitiamo in Redazione “You Don’t Hate Mondays”, un podcast sul capitalismo. Cercheremo di parlare di tematiche complesse, in modo leggero ed accessibile. Attraverso l’introduzione di Matteo Boccacci, partiremo da una storia autobiografica (spesso ironica) che contestualizza il tema della puntata nella vita quotidiana. Si prosegue poi con con un’intervista ad un3 espert3, che ci aiuta a comprendere in modo più preciso le dinamiche che caratterizzano le nostre società. In questa prima puntata avremo come ospite Benedetta Sabene ( @nonmipiaci ), scrittrice e divulgatrice, che segue la guerra in Donbass dal 2017 e ha scritto Ucraina. Controstoria del conflitto oltre i miti occidentali. Parleremo del rapporto tra guerra, industria delle armi, e capitalismo. Durante la puntata, @evasa___ e @amaro666_ illustreranno live la nostra chiacchierata, mentre @matteoboccacci_ sarà l’host. Il podcast è un progetto condiviso di Alex Boserup (registrazione voce e missaggio), Carlotta Costantini (smm), Lorenzo Morelli (graphic designer), Marco Cicchetti (sound design), Matteo Boccacci (host e autore delle introduzioni). La grafica della locandina è a cura di @amaro666 Vi aspettiamo lunedì 7 aprile dalle 19. Ingresso gratuito con tessera della Redazione, che puoi chiedere all’entrata in edicola.

Photo by Benedetta Sabene on March 01, 2025.

Il trattamento ricevuto da Zelensky nello Studio Ovale oltre a essere una catastrofe diplomatica è l’emblema di quello che il popolo ucraino ha rappresentato e rappresenta per gli USA: l’ennesimo paese spolpato fino all’osso per raggiungere i propri obiettivi geopolitici. Che questa fosse una guerra per procura era però chiarissimo per chi conosce bene il conflitto russo-ucraino e non ha scoperto l’esistenza di Kiev a febbraio 2022. I principali obiettivi USA erano l’isolamento politico ed energetico della Russia dall’Europa, e in particolare dalla Germania, e lo sfiancamento militare di Mosca, col sacrificio di centinaia di migliaia di giovani. La responsabilità principale è dell’Europa, che avrebbe potuto avere un ruolo da protagonista già dal 2014: ruolo che ha rinunciato ad avere, appiattendosi sulle posizioni USA e NATO, con invio di armi a oltranza. Ma non vanno dimenticati gli analisti della domenica che urlavano “fino alla vittoria” nei talk show, denigrando e bollando come ‘filoputiniani’ o ‘pacifinti’ coloro che avevano indicato questo finale desolante come inevitabile e insistevano per una soluzione diplomatica immediata. Anche loro sono corresponsabili della disfatta dell’Ucraina, che non ha mai avuto alcuna possibilità di vincere militarmente contro la superpotenza nucleare russa. E ora, la trattativa (dalla quale UE e Ucraina sono escluse) è lasciata in mano a Trump, mentre l’UE continua, come se si muovesse in una realtà parallela, con la linea di invio di armi, dimostrando per l’ennesima volta di non avere alcuna visione tattico-strategica. Che gli USA vogliano esternalizzare i costi e le conseguenze della sconfitta ucraina sull’Europa è ormai evidente da tempo. Nel frattempo, mentre le centinaia di migliaia di corpi dei ragazzi ucraini sono ancora a terra, la Casa Bianca discute su come accaparrarsi le terre rare ucraine. Un esito devastante, ma che avevamo ampiamente previsto, anche se le nostre voci sono state soffocate per tre anni dalla propaganda bellicista di chi ancora occupa impunemente gli spazi del dibattito pubblico.

Photo by Benedetta Sabene on November 07, 2024.

Anche oggi, così come quando ha vinto Meloni, i social sono sommersi di commenti di un classismo che ricorda la Francia del 1700. Questi “poveri brutti e cattivi” che votano a destra. È colpa dei social. È la soglia dell’attenzione bassa. È che sono tutti ignoranti. È che sono tutti fascisti. O forse c’è altro? Secondo gli exit poll, il principale bacino elettorale del neopresidente sono gli uomini bianchi della working class, non laureati. Ma questa volta Trump è riuscito ad attingere anche ai voti degli afroamericani e dei latino-americani, con delle percentuali importanti. E sì, anche di tante donne. Sono tutti impazziti? Sorvolando sulla particolarità delle elezioni USA, un tratto comune all’avanzata delle destre in Occidente è che le sinistre liberali e liberiste continuano a essere percepite come lontane dai bisogni delle classi popolari, mentre la destra sa come intercettare il malcontento, proponendo soluzioni certamente reazionarie, ma apparentemente più vicine ai bisogni della gente. La rabbia e il malcontento sono benzina per l’avanzata delle destre, ma non è prendendosela con gli ultimi che si risolverà il problema. Il disprezzo latente verso i non laureati, i lavoratori, le classi subalterne -che un tempo erano il principale bacino elettorale della sinistra- è classismo ed è il motivo per cui le destre continueranno ad avanzare.

Photo by Benedetta Sabene on October 10, 2024.

A più di un anno dall’inizio della mattanza di civili a Gaza, sul piano internazionale non è cambiato praticamente nulla. Israele continua la sua avanzata in Libano, riuscendo a colpire nel frattempo anche Yemen e Siria, rischiando di far precipitare la regione nel caos di un’escalation militare con l’Iran, con cui si gioca l’influenza nell’area. Tutto questo colpendo anche postazioni ONU e vietando al Segretario generale delle Nazioni Unite l’ingresso nel Paese. Se con l’invasione russa dell’Ucraina le istituzioni occidentali hanno urlato alla violazione del diritto internazionale, approvando immediatamente decine di pacchetti di sanzioni e interrompendo qualsiasi rapporto diplomatico con la Russia, a Gaza si contano dai 42,000 (Min. salute Gaza) ai 186,000 morti (Lancet), di cui più della metà donne e bambini, senza che alcuna conseguenza abbia colpito Israele. Anzi, l’Italia continua ad armare Tel Aviv e ne è il terzo fornitore, nonostante le gravissime violazioni del diritto internazionale e umanitario. Le condanne a Israele sono tiepide e il racconto mediatico è impregnato di doppi standard: se in Ucraina Biden ha urlato al gen0cidio, per quanto riguarda Gaza ha negato questa definizione e ha accolto Netanyahu a braccia aperte. La retorica “c’è un aggressore e un aggredito” è scomparsa dal dibattito pubblico e, mentre si riempie Kiev di miliardi di armi e aiuti, neanche una nota di solidarietà viene inviata ai paesi colpiti da Tel Aviv. Ancora una volta il diritto internazionale e i cosiddetti ‘valori occidentali’ sono utilizzati a piacimento a seconda dei diversi schieramenti geopolitici, a scapito delle vite di milioni di esseri umani e della credibilità di quegli stessi valori. Che oggi più che mai imbarazzano l’Occidente.

Photo by Benedetta Sabene on June 11, 2024.
Carousel

Quando Michele Santoro mi ha proposto di candidarmi nella lista “Pace, Terra, Dignità” non ero molto convinta, i miei amici e le mie amiche lo sanno. Ho 28 anni, fare politica e candidarmi era l’ultimo dei miei pensieri ed ero davvero convinta che avrei preso una manciata di voti schiantandomi contro un muro. Poi ieri mattina mi sono svegliata con un messaggio: “Bene, stai a 19mila preferenze e manca ancora Roma”. Sono stata la seconda più votata della mia lista quasi dappertutto e mi fermerò grossomodo a 22,000 preferenze. 22,000! Ero sinceramente incredula e ammetto che lo sono ancora. Voglio ringraziare ogni singola persona che ha creduto in me e mi ha dato la sua fiducia: purtroppo non sono entrata perché la nostra lista non ha superato lo sbarramento, ma io continuerò a battermi per i valori che ci accomunano. E ora mi perdonerete se mi levo qualche sassolino; sinceramente dopo mesi di bombardamento, me ne prendo il diritto. Mi dispiace tantissimo per gli attacchi che ho ricevuto in questi mesi da persone con cui ho sempre condiviso lotte, piazze e assemblee. Sono stata accusata in modo paternalistico di fare la valletta di un uomo potente, di non essere “coerente”, e che la mia lista non parlasse abbastanza di gen0cidio in Palestina (cosa falsa, tra l’altro). Sono stata infantilizzata e invisibilizzata, le mie posizioni politiche non sono state considerate rilevanti nonostante fossi seconda di lista in tutte le circoscrizioni. Con spocchia e arroganza si è buttato gratuitamente fango su tutto il progetto e quindi anche su me e sulle persone palestinesi che hanno partecipato con convinzione a questa lista. Queste accuse mi hanno ferito moltissimo ma non mi hanno fermato e non mi fermeranno in futuro. Chi ha scritto il mio nome sulla scheda lo sa. Detto questo: sono felicissima per Ilaria Salis, sulla quale come “Servizio pubblico” siamo stati tra i primi in Italia ad accendere i riflettori. E auguro il meglio a tutte le elette e gli eletti che condividono le mie stesse battaglie. Grazie ancora a tutti! Vi voglio bene, ci vediamo in giro

Photo by Benedetta Sabene on February 17, 2024.
Carousel

La morte di Navalny è una grave responsabilità del governo russo. La persecuzione dei dissidenti politici è sempre un crimine indipendentemente dal contesto e va sempre condannata, chiunque sia la vittima. Questo non giustifica la manipolazione, l’omissione o la distorsione dei fatti che hanno caratterizzato nel bene e nel male la carriera politica dell’oppositore politico russo più conosciuto al mondo. FONTI: Time, BBC, Amnesty International, canale ufficiale YouTube di Alexei Navalny, Al Jazeera

Photo by Benedetta Sabene on December 13, 2023.
Carousel

Cari amiche e amici, è con gioia che ritorno tra voi con “io in posa con i commenti più belli dei miei fan” [Libro edition]. Dopo mesi di interruzione, finalmente abbiamo un terzo capitolo di questa appassionante saga. La combo uscita del mio saggio sull’Ucraina + critica delle azioni dell’esercito israeliano sulla Striscia di Gaza ha tirato fuori il meglio che può offrire l’essere umano. Qui un piccolo assaggio. Vi voglio bene.

Photo by Benedetta Sabene on December 11, 2023.
Carousel

E la prima è andata! Alla presentazione di “Ucraina, controstoria del conflitto” a @piulibri2023 eravate tantissimi e tantissime. Molti non sono potuti entrare perché eravamo troppi (ci rifaremo la prossima volta!). Sono stata letteralmente sommersa di affetto. Grazie a tutte e tutti, ci rivediamo presto! E grazie a @meltemieditore 💕

Photo by Benedetta Sabene on December 06, 2023.
Carousel

Amici e amiche, save the date! Il 9 dicembre alle 14 sarò con Michele Santoro alla Nuvola al Festival Più libri più liberi per la prima presentazione del mio libro. Dopo ci sarà anche un firmacopie. Vi aspetto! (Presto usciranno anche le altre date. Ovviamente usciranno de botto, as usual). A sabato!

Photo by Benedetta Sabene on November 19, 2023.

La prima volta che sono stata molestata avevo tredici anni e stavo aspettando l’autobus per andare a scuola. Un uomo in giacca e cravatta, che avrà avuto quattro volte la mia età, si accosta e mi chiede se voglio un passaggio. Ha insistito più e più volte, ma dopo poco è arrivato il mio autobus e ci sono saltata sopra di corsa. E se per ingenuità e timore avessi ceduto e avessi detto sì? Quando avevo quattordici anni, tornando a casa da scuola, un uomo mi ferma e mi chiede se voglio un passaggio a casa. Mi chiede come mi chiamo e mi dice che sono tanto carina. E se non fossi corsa dentro al portone? Sempre a quattordici anni, un uomo di trenta mi ha toccato il culo in un autobus vuoto e mi ha chiesto più volte se volessi andare a casa da lui. Ero pietrificata. E se non fossero salite altre persone alla fermata dopo? Poi la prima storia, a quindici anni, dove lui mi controllava il telefono, il computer, dove andassi, con chi fossi. Non avevo più amici perché dovevo stare sempre con lui. Era geloso dei miei amici maschi. A un certo punto, anche delle femmine. Quando litigavamo mi insultava chiamandomi “puttana”, “animale”, “troia”. Mi minacciava, mi metteva le mani al collo. Quando l’ho lasciato mi ha iniziato a seguire e controllare. E se non si fosse dovuto trasferire in un’altra città? Ne avrei altre mille da raccontare, e sono sicura che la mia storia è identica a quella di tutte le altre. Perché la verità è che di bravi ragazzi, padri di famiglia, studenti modello siamo circondate. E spesso sono gli stessi che molestano, abusano, violentano, uccidono. Giulia Cecchettin poteva essere qualsiasi di noi. Giulia è tutte noi. La mia, la nostra è stata solo fortuna. E tutte noi ci stiamo chiedendo, con rabbia e dolore, chi sarà la prossima.

Photo by Benedetta Sabene on October 22, 2023.

L'atteggiamento del blocco occidentale rispetto a ciò che sta avvenendo sulla Striscia di Gaza sarà la causa di una crescita sempre maggiore di sentimenti anti-occidentali nei paesi arabi e di una frattura con il resto del mondo. I doppi standard, l'ipocrisia, i diritti umani invocati selettivamente vengono percepiti eccome dagli altri paesi, le cui opinioni pubbliche ci vedranno sempre come inaffidabili, doppiopesisti e colonialisti. Lo abbiamo visto già in Ucraina, dove la mediazione dell'Europa con la Russia in materia di sicurezza internazionale è stata letteralmente pari a zero dagli anni '90. L’inerzia dell'UE di fronte al disastro umanitario in Donbass, denunciato dalle principali org. per i diritti umani internazionali e ucraine, ha accresciuto e dato assist a sentimenti radicali, reazionari e nazionalisti in Russia e nelle aree separatiste. In questo clima di inerzia si inseriscono terze parti, che di certo non hanno alcuna cultura di difesa dei diritti umani o delle minoranze. Penso alla Turchia di Erdogan, che è stata più in grado di noi di concludere almeno alcuni accordi tra russi e ucraini. E con la crisi in Israele, sono proprio Russia e Cina a porsi in un ruolo di mediazione con i paesi arabi, sostenendo la necessità di un cessate il fuoco immediato e il riconoscimento di uno Stato palestinese. Questo non avviene per ragioni umanitarie -ovviamente- ma per posizionarsi come punti di riferimento geopolitico in Medio Oriente e rafforzare i propri interessi strategici nella regione. Di fronte a quella che è una punizione collettiva nella Striscia di Gaza e a un numero ormai insostenibile di vittime civili tra cui centinaia di bambini, la reazione dei media e delle istituzioni occidentali è decisamente tiepida, quando non ostentatamente di parte. La stessa tiepidezza l'abbiamo vista con la pulizia etnica in Nagorno-Karabakh, avvenuta solo poche settimane fa nell'indifferenza generale, dove più di centomila persone della minoranza armena sono fuggite dalla regione separatista dopo l'aggressione vIolenta dell'Azerbaijan. Se pensiamo che il resto del mondo non noti la nostra ipocrisia, ci sbagliamo di grosso. E ci si rivolterà contro molto presto.

Photo shared by Ideas change everything🌍 on October 13, 2023 tagging @nonmipiaci.
Carousel

Siamo felici di presentarvi la sesta speaker: Benedetta Sabene! 🎓 Dottoressa in Scienze politiche e relazioni internazionali, Sabene è da sempre appassionata di Est Europa e dal 2017 segue e studia il conflitto del Donbass. Ha iniziato un progetto di divulgazione sui social dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina del 2022, mettendo a disposizione le sue conoscenze al pubblico, proponendo uno sguardo diverso sulla guerra e, soprattutto, criticando la polarizzazione del dibattito dell’opinione pubblica sul conflitto. 🗒️ Oggi è redattrice di Servizio Pubblico, un web media diretto da Michele Santoro, per il quale si occupa di esteri, politica e diritti. Il 26 novembre sarà con noi, a Pisa, sul palco di #TEDxLungarnoMediceo, e noi non vediamo l'ora di sentirla! #TEDx #ideasworthspreading #Pisa #LungarnoMediceo #NoOneIsAnIsland

Photo by Benedetta Sabene on July 31, 2023.
Carousel

Il governo taglia (con un sms) il reddito di cittadinanza per decine di migliaia di famiglie. Tutto questo mentre in Italia non solo i salari sono gli unici in Europa ad essere rimasti fermi agli anni ‘90, ma secondo l’ILO sono anche gli unici a star diminuendo. L’OCSE ha lanciato l’allarme: l’Italia è il Paese che ha registrato il calo dei salari reali più forte, con una discesa del 7,5% nel 2023. A un aumento dei prezzi non è aumentato il potere d’acquisto dei lavoratori, che si va piano piano sempre più erodendo. A farne le spese, le famiglie a basso reddito che non possono contrastare l’aumento dei prezzi con il risparmio o l’indebitamento. Nonostante questo, il governo elimina il reddito di cittadinanza senza allo stesso tempo prevedere misure alternative a tutela delle fasce più deboli della popolazione. Nonostante avesse molti limiti e problematicità, il reddito rappresentava una misura a sostegno delle fasce più fragili, tanto che la stessa UE ha raccomandato agli Stati membri di istituire un reddito minimo obbligatorio. Anche la previsione di un salario minimo, ormai realtà in molti paesi europei, sembra essere fuori discussione. Tutto questo mentre vengono reintrodotti i vitalizi e votati bonus di 5000 euro per i parlamentari e aumenti di stipendi per i capigruppo alla Camera. Insomma, non è un paese per poveri.

Photo by Benedetta Sabene on February 18, 2023.

Dopo un anno in cui provo a fare informazione qui sopra, finalmente arrivano i primi riconoscimenti