Sinwar: è «missione compiuta?»

 Un nuovo capitolo a Gaza 

Federico Rampini / Corriere Tv / CorriereTv

Se il 7 ottobre 2023 fu l'equivalente per Israele di quello che era stato l'11 settembre 2001 per gli americani, allora l'uccisione di Sinwar, il capo militare di Hamas, è l'equivalente di quella che fu l'eliminazione di Osama bin Laden, il grande capo di al-Qaeda, colui che aveva ordito appunto gli attacchi dell'11 settembre 2001. 

A questo punto, certamente la posizione dell'amministrazione Biden sarà quella di suggerire a Netanyahu, anzi esigere da Netanyahu, che dichiari missione compiuta. Con l'uccisione di Sinwar si chiude un capitolo terribile, tragico, orrendo. Però si chiude, con il castigo del principale responsabile di quella carneficina, di quella mattanza di civili israeliani. A questo punto Gaza dovrebbe cominciare ad aprire una fase nuova, una fase segnata da un cessate il fuoco, da operazioni umanitarie, da una coalizione di Paesi anche del mondo arabo, soprattutto del mondo arabo, che comincino a costruire le premesse per uno Stato palestinese, una nuova Autorità palestinese che governi Gaza. 

E infine naturalmente soprattutto un progetto di ricostruzione per il quale lo stesso mondo arabo potrebbe dare risorse economiche finanziarie importanti. Questo è di sicuro il punto di vista americano e l'America, lo ricordo, continua a fornire un sostegno militare essenziale per Israele. Di recente, ancora l'amministrazione Biden aveva chiesto a Israele di consentire delle operazioni umanitarie molto più importanti, molto più sostanziose a Gaza, in mancanza delle quali Washington, questa amministrazione, questa Casa Bianca minacciava di sospendere aiuti militari a Israele.

E questo sicuramente è un momento di opportunità, è una morte che nessuno dovrebbe rimpiangere. Sinwar era un assassino, un criminale, un macellaio però al tempo stesso dovrebbe essere l'occasione per chiudere una parte di questo conflitto. Resta da vedere se Netanyahu accetterà questo genere di consigli dall'America oppure se vorrà sostenere che altri pericoli continuano ad essere una minaccia vitale per la sopravvivenza stessa dello Stato di Israele, del suo popolo: la minaccia degli Hezbollah, la minaccia dell'Iran. Quindi entriamo di nuovo in una fase ricca di incertezze, di rischi, di minacce però per una volta anche con una opportunità di tregua superiore a quelle del passato.

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