Il caso
Svizzera, taglio all'immigrazione
limite ai permessi dall'Est Europa
Dal primo maggio contingentati i permessi di soggiorno a lungo termine per i cittadini del Vecchio continente provenienti dall'est di LUCA SPINELLI
BERNA - Mentre in Italia la Lega Nord propone la creazione di un passaporto sanitario per gli immigrati, la Svizzera ha deciso di agire in modo più severo: contingentando per un anno i permessi di soggiorno a lungo termine (12/60 mesi) riservati ai cittadini dell'est europeo. Si reintroduce, insomma, una vecchia misura ormai abolita. Circa duemila i posti resi disponibili, cifre superiori saranno permesse solo per dimostrata utilità del singolo soggetto. Per il momento non verranno invece limitati i permessi a breve termine (4/12 mesi), non essendo state superate le soglie d'ingresso previste dagli accordi internazionali.La misura avrà effetto praticamente immediato: dal primo giorno del prossimo mese. A subirne le conseguenze i cittadini di Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia, Slovenia e Ungheria.
La cosiddetta "clausola di salvaguardia", prevista dall'Accordo di libera circolazione delle persone, dà alla Svizzera la possibilità di reintrodurre unilateralmente, fino al 2014, limiti all'immigrazione dai paesi della UE, solo se questa supera del 10% la media dei tre anni precedenti. Poiché ciò è avvenuto, il governo, d'accordo con i dipartimenti federali di giustizia e polizia e dell'economia, ha deciso di attivarla dal prossimo maggio.
Il provvedimento ha già sollevato critiche nel paese e all'estero: secondo Bruxelles, la Svizzera non avrebbe il diritto di invocare la clausola di salvaguardia soltanto per una parte dei membri dell'Unione (i cosiddetti UE-8, paesi entrati nel 2004). Ma il consiglio federale elvetico la vede diversamente: "la clausola è contemplata nell'accordo sulla libera circolazione - ha spiegato il capo del dipartimento di giustizia Simonetta Sommaruga - la sua attivazione non va dunque più negoziata".
Il contingentamento è stato definito dal governo come "uno degli strumenti per contenere l'immigrazione in Svizzera". Gli obiettivi dell'esecutivo sono contrastare nel breve periodo la svalutazione salariale e i comportamenti di quelle imprese che approfittano, talvolta in modo illegale, della situazione. Previsti anche incentivi per l'integrazione. Ma le critiche non sono mancate: contraria alla decisione buona parte delle imprese, dei sindacati e dei partiti, eccetto il PPD di centro e l'UDC di estrema destra.
Per i critici, l'attivazione della clausola non avrebbe grandi ripercussioni concrete né vantaggi significativi a livello pratico, anche poiché coinvolge un numero ridotto di persone (stimabile in 4/5000 soggetti). Potrebbe invece aumentare la precarietà delle assunzioni e causare ritorsioni. La decisione del governo, perciò, sarebbe soprattutto una mossa politica per tranquillizzare la popolazione sull'annoso tema dei frontalieri, dare un segnale di forza all'Europa e per contrastare alcuni eccessi xenofobi nel paese. Il contingentamento parziale potrebbe infatti togliere potere a un'iniziativa dell'UDC che chiede lo stop di massa all'immigrazione in Svizzera.
Quella elvetica, infatti, resta nonostante la crisi una delle economie e società più solide dell'intera Europa. Col suo mercato del lavoro generalmente accogliente e la bassa disoccupazione, rappresenta ogni anno una meta di arrivo per decine di migliaia di immigrati europei ed extra europei (+ 4,1% solo nel 2011). In Svizzera quasi un cittadino su tre, oggi, è straniero. Il governo stesso ne riconosce l'apporto significativo, ma non tutti sono d'accordo, e la paura dell'immigrato inizia a crescere anche oltralpe.
(24 aprile 2012) © Riproduzione riservata